Come sono cambiate le idee sulla disabilità dall’Ottocento? Quante di queste idee sono rimaste invariate? La nuova mostra presso il Paul Mellon Centre di Londra dal titolo Misfits: la disabilità come metodo attraverso gli oggetti esplora lo sviluppo delle politiche e dell’estetica della disabilità dall’inizio del XIX secolo fino a oggi.
Al centro dell’esposizione vi è il concetto di misfit – sviluppato dalla studiosa e scrittrice Rosemarie Garland-Thomson – inteso come una condizione prodotta dall’interazione tra corpi e ambienti. La disabilità non risiede nei singoli corpi, ma emerge dall’attrito tra corpi, oggetti, architetture e sistemi.
Il “non adattarsi” (misfitting) non è presentato come un problema da correggere, bensì come una condizione strutturale attraverso cui relazioni e forme di agency si producono continuamente. I visitatori sono invitati a muoversi in uno spazio definito da soglie, camini e porte, uno spazio che non risolve l’accessibilità, ma ne rende visibili, condivise e contestate le condizioni.
Misfits presenta opere di Sarah Biffin, Lorenza Böttner, Jesse Darling, Tony Heaton, Martha Ann Honeywell, Tom Olin, Donald Rodney, Michael Stahlberg e Kurt Weston.
La mostra con opere di Sarah Biffin, Lorenza Böttner, Jesse Darling, Tony Heaton, Martha Ann Honeywell, Tom Olin, Donald Rodney, Michael Stahlberg e Kurt Weston è curata da Virginia Marano (Karlsruhe Institute of Technology, Germania) nell’ambito dell’edizione primaverile di What Is Research Now? resterà aperta fino al 9 aprile 2026.