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"Il carro di Giacometti" a Sondrio

Presso la Sala C. Pedretti del Teatro Sociale di Sondrio si è svolta giovedì 5 novembre 2026 l’anteprima della pièce teatrale «Parigi Stampa – Il carro di Giacometti». Nelle sue parole di saluto, l’assessore alla cultura del Comune di Sondrio, Marcella Fratta, ha ringraziato l’autore e regista Marek Kedzierski e le due attrici Stefania Casini e Astra Lanz, che personalmente aveva proposto per andare in scena con lo spettacolo; l'idea della messa in scena del regista si era concretizzata proprio dopo aver visitato la sala sotterranea storica del Teatro sociale di Sondrio. La città, del resto, non è nuova a un rapporto culturale con la famiglia Giacometti. La città aveva già ospitato un'importante mostra dedicata all'artista, che aveva contribuito a mettere in luce il ruolo della Lombardia negli intrecci personali e biografici di Alberto Giacometti a partire dal 1955. È dunque particolarmente significativo che proprio qui si svolga l'anteprima di questo spettacolo.

 

Parole di saluto di Marco Giacometti, presidente della Fondazione Centro Giacometti

Gentili autorità, gentili signore e signori, cari amici

è per me un grande piacere essere qui questa sera, a Sondrio, per presentare in anteprima lo spettacolo teatrale Parigi Stampa – Il carro di Giacometti.

Il progetto teatrale di Marek Kedzierski ha liberato un'energia creativa che affonda le proprie radici nella storia del nostro territorio. Tutto è cominciato con un incontro: l'autore e regista, dopo aver visto a Stampa il carro funebre che accompagnò Alberto Giacometti nel suo ultimo viaggio, ha avuto l'intuizione di trasformare quell'immagine in una storia teatrale.

Il carro funebre non può essere qui con noi questa sera. Abbiamo però portato due giacche che Alberto Giacometti era solito indossare durante i suoi soggiorni in Bregaglia. Sono oggetti che ci riconducono alla sua presenza e alla sua vicenda umana, e che ci aiutano a mantenere un legame tangibile con la storia che lo spettacolo racconta.

Ma il progetto di Marek Kedzierski ha prodotto qualcosa che va anche oltre lo spettacolo stesso. Ha contribuito a sprigionare nuove progettualità, anche a Stampa, innestandosi su fondamenta culturali costruite da chi ci ha preceduto. È un esempio di come la memoria di un territorio possa diventare materia viva, capace di generare nuove idee e nuove forme di espressione.

Per me questo aspetto ha un significato particolare. Il lavoro culturale di un territorio non dovrebbe esaurirsi entro i suoi confini. Deve certamente partire dai luoghi, dalle persone e dalla memoria che lo rendono possibile, ma deve anche saper uscire, viaggiare e trasmettere ad altri ciò che quei luoghi custodiscono.

Ricordiamo questa sera un artista del nostro territorio, Alberto Giacometti, ma celebriamo anche la capacità della cultura di creare legami, mettere in movimento nuove energie e costruire ponti tra luoghi e persone.

In origine, l'iniziativa avrebbe dovuto inserirsi in un progetto più ampio, destinato a coinvolgere diversi attori della Provincia di Sondrio e della Svizzera italiana. Quel progetto non è riuscito a decollare come previsto. Eppure, malgrado questo naufragio progettuale, l'idea teatrale ha trovato la forza di proseguire e di spiccare il volo, grazie a una rete di relazioni più ristretta, ma non per questo meno significativa.

Anzi, credo che proprio questo conferisca alla manifestazione di oggi un valore particolare.
È nata da un incontro quasi fortuito, ha potuto crescere grazie a relazioni già esistenti – come quella con le attrici Stefania Casini e Astra Lanz - e si è concretizzata attraverso un circuito di collaborazione locale. Ci hanno permesso di arrivare fin qui la fiducia reciproca, la disponibilità delle persone direttamente coinvolte e, soprattutto, la volontà di fare comunque, anche quando le condizioni iniziali non si sono realizzate.

Desidero perciò ringraziare sentitamente l'assessore Marcella Fratta e il Comune di Sondrio per aver partecipato attivamente all'ideazione e alla realizzazione degli appuntamenti che hanno accompagnato questo progetto: gli eventi preliminari organizzati a Stampa lo scorso ottobre e l'anteprima di questa sera a Sondrio.

Nel 2026 ricorre il 125° anniversario della nascita di Alberto Giacometti. Questo spettacolo rappresenta il nostro omaggio all'artista: un omaggio che non si limita a ricordarlo nei luoghi in cui è vissuto, ma che può essere portato altrove, in tournée, incontrando pubblici diversi.

Per questo motivo, desidero esprimere anche un augurio: che una compagnia teatrale italiana possa raccogliere il testimone dalla Fondazione Centro Giacometti e inserire lo spettacolo nella propria programmazione del prossimo anno. Sarebbe un bellissimo ulteriore passo nel percorso di questo progetto.

Vi ringrazio per essere qui e auguro a tutti una buona serata e un buon spettacolo.

 

Note del regista e autore Marek Kedzierski

Quando Marco Giacometti del Centro Giacometti mi ha mostrato il carro funebre che aveva trasportato il corpo di Alberto nel suo ultimo viaggio terreno, ho compreso quanto i veicoli, nelle loro diverse forme, avessero avuto un ruolo importante nella vita e nell’opera dell’artista.
Il carro funebre, dissotterrato da Marco, si conservava in condizioni straordinarie, proprio come appare nelle fotografie e nei filmati del funerale del 15 gennaio 1966. Quelle immagini restituiscono una folla in lutto, immersa in un paesaggio innevato, spoglio di colori. Il carro, nella sua forma originale, è sopravvissuto a tanti di coloro ai quali aveva reso il suo ultimo servizio.

Incoraggiato da Marco a utilizzarlo in occasione di una serata teatrale commemorativa, organizzata nel corso del 2026 – anno del 125° anniversario della nascita e del 60° della morte di Alberto – ho cominciato a riflettere sul motivo del grembo, non meno che su quello della tomba. Da queste riflessioni è emersa con crescente evidenza la figura di un altro gigante del modernismo novecentesco: Samuel Beckett. I due si conoscevano almeno dal 1938. Pur mantenendo contatti relativamente sporadici, condividevano una medesima visione tragicomica dell’arte e dell’esistenza, e sembravano custodire entrambi l’idea della vita come un viaggio insieme comico e doloroso, from Womb to Tomb, sulla tratta grembo - tomba, secondo la formula di Beckett. Anche gli inizi della loro amicizia furono segnati da episodi singolari: entrambi erano stati violentemente investiti per strada, a Parigi. Poco tempo dopo, durante una lunga convalescenza, si ritrovarono entrambi bloccati nel sottosuolo, nella metropolitana, durante quella che sembrava essere un’esercitazione militare. Questa, almeno, è la versione che ne do nel mio spettacolo.

Se nel primo atto l’ospite è un genio all’altezza di Alberto – Samuel Beckett –, nella seconda parte l’artista ci appare attraverso lo sguardo e i ricordi di una «donna invisibile». Eppure, questa donna è ben presente nell’universo figurativo di Giacometti, immortalata in numerosi ritratti e sculture dell’ultimo periodo della sua attività.

Ho scelto di dare voce alla sua modella, Caroline, una figura estranea alla cerchia familiare. Se avessi affidato il racconto di Alberto a sua moglie Annette, a sua madre Annetta o a uno dei fratelli, Diego o Bruno, avrei corso, a mio avviso, il rischio della presunzione e di un eccesso di documentazione. Caroline, invece, mi offre la libertà di esplorare un’altra prospettiva.

Nel 2015, dal suo ultimo appartamento, all’ultimo piano di un edificio sulla Promenade des Anglais, a Nizza, Caroline ripercorre gli anni trascorsi accanto ad Alberto: le sedute di posa nel suo atelier, la visita al Louvre, la sua passione per gli animali e per le automobili veloci, i disegni di Paris sans fin che Alberto abbozzava a bordo della MG sportiva rossa, regalatale dall’artista. Dal racconto di Caroline prende infine corpo un fantasma: la Caroline degli anni Sessanta.

Ringraziamo il Comune di Sondrio, l’Ufficio cantonale della cultura dei Grigioni / Swisslos, la Banca Cantonale Grigione, ewz di Zurigo, la Fondazione Ernst Göhner e il Comune di Bregaglia.

Fotografie: Marco Giacometti e Gigliola Amonini